Lavorare con l’iPad

Apple iPadLa tavoletta magica di Apple è ormai entrata a far parte dei gadget più diffusi in tutto il mondo, Italia inclusa.

E’ indubbio che sia destinata a rivoluzionare il mondo dell’intrattenimento ludico, ma c’è chi scommette che cambierà anche le abitudini lavorative di molti.

E’ impossibile pensare che chi si occupa di realizzazioni grafiche possa sostituire la precisione del Mouse e la disponibilità di pixel di un monitor ad alta risoluzione, con un piccolo schermo touch, ma, per molti altri  impieghi e necessità, l’iPad non ha nulla da invidiare ai tradizionali portatili NoteBook o NetBook…se non consideriamo il multitasking.

Unico grande difetto è, infatti, quello derivante dall’assenza del multitasking. Ascoltare musica mentre rispondiamo ad una email, attendendo che si concluda una procedura in background, è una situazione piuttosto diffusa per chiunque lavori nel mondo dell’Information Technology.

Detto questo, all’iPad non manca altro.

Sono, infatti, presenti App per ogni tipo di necessità professionale: dagli emulatori di terminale (Telnet/SSH) ai Cient per l’amministrazione remota di sistemi Microsoft Windows; dalle App per la pubblicazione di contenuti sul Web (Facebook, Twitter, WordPress, etc) agli strumenti di produttività più classici, compatibili con il mondo Open Office, Libre Office e Microsoft Office.

Per tutto il resto, poi, ci sono i servizi di Cloud Computing!

Buon lavoro.

Cloud Computing: rivoluzione o evoluzione?

Il Cloud Computing è sicuramente una delle tendenze più interessanti degli ultimi anni. E’ lecito parlare di rivoluzione tecnologica o sarebbe più opportuno definirlo come una inevitabile evoluzione dei concetti di consolidamento e virtualizzazione?

Probabilmente è possibile interpretare i cambiamenti in atto sia come evoluzione tecnologica che come rivoluzione culturale.

Se, infatti, da un lato è evidente che non esiste una differenza tecnologica reale tra il concetto di architettura tradizionale e quello di architettura Cloud, dall’altro è incontestabile il fatto che le opportunità offerte dal Cloud Computing richiedono una modifica sostanziale dei modelli e dell’approccio all’IT governance.

SaaS, PaaS e IaaS non identificano, infatti, infrastrutture harware e software nuove, ma visioni differenti e rielaborate delle stesse.

Cambia, in conclusione, il modello di billing e di fruizione (non più real-time, ma just-in-time) , non i risultati ottenibili.

L’evoluzione è appena cominciata, e c’è da scommettere che non si arresterà presto, considerando che solo ora i grandi nomi (se escludiamo Amazon, Google e SalesForce, pionieri ormai affermati) cominciano a presentare le proprie soluzioni (Microsoft, IBM, HP, etc), ma la rivoluzione sembra ancora solo un miraggio…

Nasce il Green Touch Consortium

Bell Labs guida un gruppo di aziende che lavoreranno per ridurre di 1000 volte il consumo energetico delle reti di computer e telecomunicazioni.

Il nuovo consorzio, Green Touch Consortium, si propone un obbiettivo tanto ammirevole, quanto ambizioso: ridurre il consumo (o per meglio dire, lo spreco) energetico dei sistemi ICT (Information & Comunication Technology) che, con la loro inevitabile ed apparentemente inarrestabile crescita, sembrano destinati ad innalzare il consumo di energia fino a livelli insostenibili.

Le aziende che compongono il consorzio (tra le quali Bell, ovviamente, e Alcatel-Lucent) sembrano decise a spendere circa 10 milioni di dollari nei prossimi 5 anni.

Migliorare le domande per migliorare i risultati

Sono in molti a sostenere, ormai da un po’, che sia tempo di revisionare l’approccio alla sicurezza delle applicazioni ed, in particolare, di quelle web. E’ tempo di migliorare le domande, per ottenere migliori risultati!

E’ proprio vero che la colpa del sempre crescente numero di attacchi informatici e della loro sempre maggiore pericolosità è tutta e sola da imputare a chi sviluppa applicazioni?

Possibile che aziende gigantesche come Microsoft o Google non riescano a produrre software sicuro?

Forse è finalmente tempo di cambiare prospettiva, di vedere le cose da un punto di vista diverso…

Verosimilmente la responsabilità è da dividere: sicuramente chi sviluppa applicazioni per il web dovrebbe fare maggiore attenzione, ma anche le aziende che sottovalutano i rischi spesso solo perché economicamente più conveniente devono fare un piccolo sforzo; così come i governi e, naturalmente, gli utilizzatori finali, spesso colpevoli, i primi, di non affrontare con la giusta serietà il problema, i secondi, di non conoscerlo affatto.

Malware: Adobe supera Microsoft come bersaglio primario

Una recente ricerca di McAfee rivela come Adobe Flash sia destinato, nel 2010, a sostituire Microsoft Office come obbiettivo preferito dei cyber-criminali.

Il consueto Threat Predictions report di McAfee, infatti, spiega che la crescente popolarità dei prodotti Adobe abbia attratto, negli ultimi mesi, sempre più hacker, allettati dalle nuove potenzialità della gamma di prodotti multimediali sviluppati dalla Software House di San Jose.

Flash, in particolare, sembra il nuovo oggetto del desiderio dei creatori di malware , come sembra aver notato anche Apple, che continua ad escluderlo dalle applicazioni installabili su iPhone ed iPod